In questo post ho il piacere di parlarvi del bellissimo romanzo d’esordio di Annalisa Cesaretti, intitolato Un ago simile, pubblicato da Royal Books Edizioni lo scorso 11 febbraio.
Un libro che invita il lettore a riflettere e che parla di un argomento troppe volte sottovalutato: i diritti dei detenuti. Ringrazio sin da ora l’autrice per averci raccontato la storia di Marisol e Abel, per aver voluto condividere con noi un pensiero troppo spesso dimenticato.
Un libro che invita il lettore a riflettere e che parla di un argomento troppe volte sottovalutato: i diritti dei detenuti. Ringrazio sin da ora l’autrice per averci raccontato la storia di Marisol e Abel, per aver voluto condividere con noi un pensiero troppo spesso dimenticato.
Ringrazio la Royal Books Edizioni per la copia digitale del romanzo in omaggio.
Titolo: Un ago simile
Autore: Annalisa Cesaretti
Editore: Royal Books Edizioni
Genere: Contemporary Romance
Pagine: 323
Prezzo e-book: 2,99 €
Prezzo cartaceo: 15,00 €
Data di uscita: 11 febbraio 2021
Disonibile su Amazon (link di acquisto nel titolo)
Autore: Annalisa Cesaretti
Editore: Royal Books Edizioni
Genere: Contemporary Romance
Pagine: 323
Prezzo e-book: 2,99 €
Prezzo cartaceo: 15,00 €
Data di uscita: 11 febbraio 2021
Disonibile su Amazon (link di acquisto nel titolo)
Voto: ♕⭐⭐⭐⭐⭐♕
Trama:
Luigi e Marisol Porzi sono simili, ma non uguali.
Nelle loro vene scorre lo stesso sangue e insieme sostengono il peso di un cognome che in quel di Colmite, il paesino in cui vivono, è garanzia di guai. Ma la vera affinità che li lega è cucita lungo le battaglie che combattono in virtù di un solo credo: la tutela dei diritti dei detenuti. Dalla cella del Gebella in cui è recluso, Luigi sceglie la via della rivendicazione; mentre sulle pagine del Gazzettino di Colmite sua nipote conduce inchieste per portare allo scoperto le malefatte del direttore dell’istituto di pena.
Proprio a causa dell’ennesimo sopruso, le loro vite, prima inscindibili, si separano per sempre. A unirle ancora al di là del tempo e dello spazio, però, resta il sottile filo che gira attorno alle colpe di entrambi fino a imbastire la pelle di Marisol. E tira, si fa sentire, dal giorno del suo primo incontro con Abel, un giovane architetto finito dietro le sbarre per scontare gli errori della sua famiglia e uscito dal Gebella con la sola aspirazione di consegnare un messaggio alla nipote di Luigi Porzi. Entra nella serratura della fortezza in cui i due ragazzi hanno rinchiuso il passato e nelle loro mani diventa lo strumento con cui suturare le ferite dell’altro.
Quel filo, poi, si trasforma nell’unico canale di comunicazione tra gli abitanti del penitenziario e il resto della società; e passando attraverso le crune di aghi simili tenta di rappezzare il futuro di Marisol e di Abel con il logo del sogno di Luigi: un quotidiano di informazione dal e sul carcere redatto dai detenuti.
Luigi e Marisol Porzi sono simili, ma non uguali.
Nelle loro vene scorre lo stesso sangue e insieme sostengono il peso di un cognome che in quel di Colmite, il paesino in cui vivono, è garanzia di guai. Ma la vera affinità che li lega è cucita lungo le battaglie che combattono in virtù di un solo credo: la tutela dei diritti dei detenuti. Dalla cella del Gebella in cui è recluso, Luigi sceglie la via della rivendicazione; mentre sulle pagine del Gazzettino di Colmite sua nipote conduce inchieste per portare allo scoperto le malefatte del direttore dell’istituto di pena.
Proprio a causa dell’ennesimo sopruso, le loro vite, prima inscindibili, si separano per sempre. A unirle ancora al di là del tempo e dello spazio, però, resta il sottile filo che gira attorno alle colpe di entrambi fino a imbastire la pelle di Marisol. E tira, si fa sentire, dal giorno del suo primo incontro con Abel, un giovane architetto finito dietro le sbarre per scontare gli errori della sua famiglia e uscito dal Gebella con la sola aspirazione di consegnare un messaggio alla nipote di Luigi Porzi. Entra nella serratura della fortezza in cui i due ragazzi hanno rinchiuso il passato e nelle loro mani diventa lo strumento con cui suturare le ferite dell’altro.
Quel filo, poi, si trasforma nell’unico canale di comunicazione tra gli abitanti del penitenziario e il resto della società; e passando attraverso le crune di aghi simili tenta di rappezzare il futuro di Marisol e di Abel con il logo del sogno di Luigi: un quotidiano di informazione dal e sul carcere redatto dai detenuti.



